STRUTTURA ECONOMICA DEL PAESE
L’amministrazione del Presidente Chavez ha cercato di incentivare l’interesse degli investitori privati nei progetti di PDVSA concernenti il gas naturale in quanto il Paese dispone di grandi riserve collocandosi al settimo posto al livello mondiale e al primo nell’area americana
L’asse portante dell’economia venezuelana è comunque l’industria petrolifera che contribuisce a generare circa il 27,4% del PIL (se si considera l’indotto, l’industria petrolifera costituisce il 44% della ricchezza del Paese). Un altro 14,9% circa è rappresentato dall'industria, un 43,1% dal terziario, il 4,8% dall'agricoltura.
Il settore agricolo, principale fonte di introiti del Paese prima della scoperta delle ingenti ricchezze petrolifere del sottosuolo, ha perso importanza da quando il Venezuela si è trasformato in uno dei piu' importanti produttori di greggio a livello mondiale. Infatti, nonostante le ottime condizioni climatiche, ideali per un buon sviluppo dell'agricoltura, il settore non raggiunge il 5% del PIL.
Secondo l'ultimo censimento realizzato nel 1998 dal Ministero dell'Agricoltura, circa 200.000 chilometri quadrati di superficie (poco più del 20% del territorio nazionale) vengono destinati al settore agricolo e zootecnico. Di tale area circa due terzi vengono utilizzati per l'allevamento del bestiame. Le principali aree agricole si trovano nelle regioni centro-occidentali (Portuguesa, Guarico) e centro-sud o "llanos" (Apure e Barinas) e in minor misura nella regione Nordorientale del Paese (Monagas e Anzoategui).
Un utilizzo non adeguato delle aree potenzialmente sfruttabili come zone agricole costringe il Paese ad una forte dipendenza dall’estero di prodotti alimentari di base, lavorati e semilavorati, pari a circa il 75% del fabbisogno, con un deficit della bilancia commerciale agricola di 721 milioni di $USD nel 1998.
Le tipiche colture del paese (papaia, passion fruit, mango, ananas, melone, banane, caffè e cacao) hanno come mercati di sbocco soprattutto l’Europa, gli USA e i Caraibi, quest’ultimi con riferimento alla frutta tropicale. Il Venezuela, grazie all'adesione del Paese al Sistema Generalizzato di Preferenze Andine (SGP), gode, anche per i prodotti agricoli e della pesca, di tariffazioni doganali privilegiate nell'area europea.
L'industria manifatturiera rappresenta circa il 14,9% del PIL e si concentra nella Regione Centro-Nord del Paese (Area di Caracas e hinterland, gli Stati Miranda, Carabobo e Aragua) e in minor misura sulle rive del Lago di Maracaibo e nello Stato occidentale di Lara. Le principali attività manifatturiere del Paese sono concentrate nel settore alimentare, elettrico, calzaturiero, tessile, chimico, nonchè in quello della plastica, dell'assemblaggio di autoveicoli, ecc..
L'industria di base del Venezuela si concentra nello Stato di Bolivar, importante polo industriale dell'acciaio e dell'alluminio, dove sono ubicate le maggiori imprese del settore. Molto forte è sempre stata tradizionalmente la presenza dello Stato in tale comparto produttivo, attraverso l'attività della Holding ''Corporacion Venezolana de Guayana" (CVG), almeno fino a quando è stato concluso il processo di privatizzazione del più importante centro di produzione dell'acciaio (SIDOR) completatosi nel 1997. Dopo un travagliato processo di privatizzazione delle imprese dell’alluminio (durante il quale sono stati realizzati senza successo tre tentativi di vendita) il Governo ha cambiato strategia e ha annunciato l’intenzione di realizzare joint ventures con capitali privati, locali e internazionali, al fine di poter realizzare gli investimenti tecnologici necessari (circa 900 milioni di dollari) per adeguare il settore alle esigenze del mercato.
Il Venezuela è l’ottavo produttore mondiale di alluminio con una quota pari al 2,8% alla produzione mondiale. La produzione di alluminio è integrata verticalmente ed è costituita da 4 imprese gestite dall’Ente statale CVG, Alcasa e Venalum (alluminio), Bauxilum (bauxite) e Carbonorca (carbone). La FESILVEN (ferrosilice), ex 5ª impresa del Gruppo, è stata privatizzata nel 1999. Le imprese dell’alluminio vengono considerate il quarto gruppo industriale del Paese con un fatturato, nel 1999, di 1.052 milioni di dollari. Inoltre, il gruppo occupa 9000 addetti e contribuisce a generare circa 36.000 posti di lavoro indiretto.
Infrastrutture
L'industrializzazione del Paese ha avuto inizio alla fine degli anni '40. Grazie all'elevato reddito petrolifero, il Paese ha creato in breve tempo una moderna infrastruttura e un buon apparato industriale.
Il Paese possiede una delle migliori reti stradali e autostradali del Sudamerica. I veicoli in circolazione sono oltre 2,5 milioni. Le strade costituiscono la principale infrastruttura per il traffico merci e passeggeri. La rete viaria, che si estende per 93.471 km (29.954 km asfaltati, 26.367 km sterrati e 37.149,5 di strade di campagna), copre gran parte del Paese e risponde a buoni criteri costruttivi.
La rete autostradale, che ebbe un grande sviluppo negli anni del boom petrolifero, è sempre stata di gran lunga preferita al sistema ferroviario. In effetti, vi sono solo due linee ferroviarie di modesta entità, da Barquisimeto a Puerto Cabello (170 km) e dalle miniere di ferro di Ferrominera a Puerto Ordaz (197 km). Esistono comunque dei "progetti" di ampliamento della rete ferroviaria. È in fase di costruzione la ferrovia Caracas - Cua che collegherà la zona industriale della Valle del Tuy con la Capitale (45 km), alla quale seguirà il tratto Cua-Puerto Cabello.
Il Paese possiede una rete portuale, marittima e fluviale, importante con 5 porti internazionali. Le principali città portuali sono La Guaira, Maracaibo, Puerto Cabello, Guanta. A questi porti arriva l'80% delle importazioni venezuelane. Parte della costa venezuelana è attrezzata con porti utilizzati dall'industria petrolifera.
Il Venezuela dispone di 7 aeroporti internazionali e 40 commerciali. Nel Paese operano circa 30 compagnie aeree internazionali.
Dopo il settore del petrolio, l'industria delle telecomunicazioni rappresenta il comparto a maggior tasso di sviluppo. Per effetto della privatizzazione del settore delle telecomunicazioni realizzatasi nel 1991, il Venezuela adesso si pone al terzo posto tra i Paesi dell'America Latina dotati di sistemi di telecomunicazioni avanzati (dopo Argentina e Cile).
Nel 1997 il Governo ha liberalizzato il settore della telefonia fissa nelle aree rurali assegnando a tre società private la concessione per operare in zone con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.
Nel 2000 la Telecom Italia ha rilevato il 56% della 3a società di telefonia cellulare, DIGITEL, con oltre 526 mila linee e un market share del 14%. Rispetto al 2001 il numero delle linee è più che raddoppiato (+108%).
Nel Paese vi sono circa 400 radioemittenti (AM 181, 193 FM e 26 ad onda corta). La rete televisiva è costituita da 59 canali di cui 5 a livello nazionale (1 statale e 4 privati). Operano aziende via cavo che distribuiscono circa 60 canali televisivi di cui molti internazionali (America Latina, USA, Europa, Asia, ecc.). In numerose aree residenziali la presenza di parabole permette la ricezione dei programmi della televisione americana, europea, latinoamericana, ecc.
Risorse naturali
Oltre al gas e al petrolio il Paese dispone di altre ricchezze naturali. A sud del Paese si concentrano ingenti giacimenti di bauxite, cobalto, cromo, manganese, titanio, zinco, rame, argento, mercurio, nickel, uranio, carbone, ferrosilice, diamanti, oro ecc.. Il Venezuela è l'ottavo produttore di ferro a livello mondiale. Possiede anche miniere di oro che vengono sfruttate con l'apporto di capitale privato.
Le riserve forestali sono tra le più grandi dell'America Latina. Infatti il 45% dei boschi del Paese, pari a circa 18,45 milioni di ettari, è commercialmente sfruttabile. La metà delle piantagioni, circa 9 milioni di ettari, è costituito da conifere (Pino Caribe ed Eucalipto). La possibilità di sfruttamento di legni morbidi (Pino Caribe) dopo il 1994 è stata stimata intorno a 1.360.000 metri cubi, quantità questa che rappresenta appena il 6% della produzione potenziale totale. Il principale operatore del settore è una filiale della Holding di Stato CVG, Proforca, che dal 1969 ha dato inizio allo sviluppo forestale del Paese attraverso l’installazione di piantagioni di ''Pino Caribe nella zona di Uverito alle quali se ne sono aggiunte altre. Interessanti opportunità si individuano nei seguenti settori: polpa di carta, parquet, legni da costruzione, legni per recinzione.
Sviluppo tecnologico
Il petrolio rimane sempre il settore che registra il livello più elevato di sviluppo tecnologico, grazie soprattutto all'apporto di tecnologia straniera; segue il settore delle telecomunicazioni. Modesto rimane il livello degli altri comparti. Limitato è il numero delle imprese in possesso della certificazione ISO 9.000. Tale carenza di tecnologia locale rappresenta uno dei motivi di preoccupazione dell'impresa petrolifera PDVSA e certamente costituisce lo stimolo principale per la ricerca di partners esteri ad alta competenza tecnologica.
Andamento dei consumi e degli investimenti
Nel 2001 la domanda aggregata ha registrato una espansione del 6,8% provocata dalla crescita tanto del consumo quanto degli investimenti fissi.
Gli investimenti fissi lordi hanno segnato, per il secondo anno consecutivo, un incremento pari al 28%. Tale andamento è da attribuirsi alla espansione sia degli investimenti pubblici (+26,%) che degli investimenti privati (28,7).
Eventuali squilibri regionali
A fronte delle concentrazioni urbane costiere e dei poli industriali, esistono all'interno del Paese vaste zone economicamente depresse e disabitate, come, ad esempio le regione amazzoniche, abitate quasi esclusivamente da popolazioni indigene e oggetto di frequenti e cospicue immigrazioni illegali da parte di minatori provenienti dalle zone limitrofe del Brasile e della Guyana Britannica. A causa della lunghezza delle linee di confine e della difficoltà di effettuare i controlli per via delle impervie condizioni naturali, sussiste un notevole flusso di immigrazione clandestina proveniente soprattutto dai paesi andini. A tale situazione, di per sè difficile, va aggiunto che le linee di confine sono oggetto di incursioni da parte della guerriglia colombiana.
Nell'area metropolitana di Caracas si concentra il 25% della popolazione e vi si produce circa il 45% del PIL totale del paese (ad esclusione dei settori petrolifero e gas naturali).
Livello di istruzione e formazione
Il tasso di alfabetizzazione è di circa il 92,8% e la scuola dell'obbligo arriva fino agli 11 anni. Nel Venezuela esistono 20 università pubbliche e sette università private con circa 500.000 studenti. Il 7% della popolazione possiede una laurea e almeno il 16% possiede un diploma o laurea breve.
Pertanto trovare personale qualificato a livello manageriale in Venezuela non è particolarmente difficile; molto dipende dal livello retributivo che si é disposti a concedere.
Più di 40.000 venezuelani hanno seguito corsi di specializzazione nelle università straniere, soprattutto Stati Uniti, grazie a un ambizioso programma portato avanti dal governo negli anni settanta-ottanta denominato Programma di Borse di Studio Gran Mariscal de Ayacucho.
Difficile invece è il reperimento di operai qualificati: le imprese che intendono impiantare attività produttive devono farsi carico dell'addestramento professionale degli operai. È questo certamente uno dei punti di debolezza del Venezuela, che non è in grado di offrire alle imprese straniere che intendono insediarsi nel Paese un livello soddisfacente di manodopera qualificata. L'Istituto di Stato di addestramento professionale (I.N.C.E.) dispone di fondi limitati e non é in grado di far fronte in termini quantitativi e qualitativi ai fabbisogni effettivi di manodopera specializzata.
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